Il sistema detentivo per stranieri
Pur avendo cambiato più volte denominazione ufficiale, i centri di detenzione amministrativa per stranieri sono operativi in Italia sin dal 1998 e, da allora, hanno visto transitare al loro interno oltre 240.000 persone. Nel 2025 la rete comprendeva 11 Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), per una capienza ufficiale complessiva di 1.492 posti. A questi si aggiungevano i tre Centri di trattenimento per richiedenti asilo (CTRA) di Modica (Ragusa), Porto Empedocle (Agrigento) e Gjadër (Albania), per ulteriori 1.014 posti nominalmente disponibili. Il complesso di Gjadër, che comprende anche un CPR, segna una discontinuità nella geografia del sistema, introducendo per la prima volta una capacità italiana di detenzione amministrativa collocata al di fuori del territorio nazionale. Nel complesso, la capacità ufficiale del sistema raggiungeva quindi nel 2025 i 2.506 posti.
La disponibilità effettiva è tuttavia rimasta inferiore a quella nominale. Danneggiamenti, incendi, lavori di manutenzione e chiusure parziali hanno prodotto nel tempo una perdita ricorrente di capacità operativa. Nel 2025 risultavano effettivamente utilizzabili 1.897 posti, pari al 75,7% della capienza ufficiale: 883 nei CPR e 1.014 nei CTRA. Il divario tra capacità nominale ed effettiva si è quindi sensibilmente ridotto rispetto al 2024, quando i posti effettivamente disponibili erano 1.164 su 2.555 ufficiali, pari al 45,6%. Va tuttavia precisato che la capienza effettiva non coincide necessariamente con la capacità concretamente utilizzata. Il caso più evidente è quello del CTRA di Gjadër, al quale nel 2025 risultavano attribuiti 880 posti effettivamente disponibili, ma che nei dati amministrativi relativi agli ingressi risulta di fatto inutilizzato nel corso dell’anno.
Gran parte dei centri esistenti è collocata in aree extraurbane, nei pressi di aree militari o aeroportuali e all’interno di plessi già utilizzati come strutture penitenziarie o caserme. In altri casi, le strutture detentive sono inserite in complessi polifunzionali che ospitano anche hotspot o centri di prima accoglienza per richiedenti asilo. Si tratta in genere di luoghi scarsamente accessibili e lontani dallo sguardo della società civile, che negli ultimi anni sembrano assumere un carattere sempre più marcatamente extraterritoriale. Oltre al caso di Gjadër, anche i CTRA di Modica e Porto Empedocle sono infatti inseriti nelle cosiddette «zone di frontiera», nelle quali opera una particolare finzione giuridica funzionale soprattutto all’applicazione della procedura d’asilo alla frontiera nei confronti delle persone trattenute. Con la piena applicazione, dal 2026, del Patto europeo su migrazione e asilo, il ricorso a procedure di frontiera e alle relative strutture di trattenimento è destinato ad ampliarsi.
L’autorità responsabile per la gestione dei centri è la Prefettura UTG competente territorialmente, che affida la gestione e l’erogazione dei servizi alla persona al loro interno a aziende private o enti del terzo settore. Nel periodo 2018-2025, il costo complessivo per il sistema detentivo per stranieri è stato di oltre 217 milioni di euro, di cui il 53,5% spesi in costi di allestimento e manutenzione straordinaria delle strutture. Secondo le nostre elaborazioni, il costo medio annuo di un singolo centro nel periodo 2018-2025 è di oltre due milioni e 400mila euro, inclusi tutti i costi di manutenzione, mentre il costo medio annuo di un posto al suo interno è di oltre trentamila euro.
Ai costi materiali del sistema si aggiunge un costo umano difficilmente misurabile ma ampiamente documentato. Tra il 2024 e il 2026 almeno cinque persone sono morte mentre erano trattenute nei CPR. Accanto ai decessi, le fonti documentano in modo ricorrente tentativi di suicidio, atti di autolesionismo, scioperi della fame, proteste, incendi e danneggiamenti, spesso associati a disagio psichico, difficoltà di accesso alle cure, uso di psicofarmaci e condizioni materiali degradate. In alcuni centri la frequenza degli eventi critici assume dimensioni particolarmente rilevanti. Nel CPR di Gjadër il registro interno riporta 54 eventi nei primi 48 giorni di attività, tra cui 22 episodi di autolesionismo e 12 tentativi di suicidio; a Palazzo San Gervasio ne risultano 67 nei primi sette mesi del 2026; a Torino, tra aprile 2025 e marzo 2026, sono state effettuate 220 chiamate al 118 dal centro. A Gradisca d’Isonzo, cinque tentativi di suicidio sono stati registrati nell’arco di una sola settimana nel maggio 2026. Questi dati non consentono confronti sistematici tra i centri: le modalità di registrazione non sono uniformi e, in alcuni casi, le informazioni ufficialmente comunicate si sono rivelate incomplete rispetto ai registri interni successivamente acquisiti. Proprio questa frammentarietà rende difficile quantificare con precisione il fenomeno, ma non ne attenua la portata: sofferenza psichica, autolesionismo, problemi sanitari e conflitto emergono come dimensioni ricorrenti dell’esperienza del trattenimento.
CPR Bari - Palese
CPR Brindisi - Restinco
CPR Caltanissetta - Pian del Lago
CPR Gorizia - Gradisca d'Isonzo
CPR Potenza - Palazzo San Gervasio
CTRA Agrigento - Porto Empedocle
CTRA Ragusa - Modica
CTRA/CPR Albania - Gjadër
Il sistema detentivo per stranieri
Pur avendo cambiato più volte denominazione ufficiale, i centri di detenzione amministrativa per stranieri sono operativi in Italia sin dal 1998 e, da allora, hanno visto transitare al loro interno oltre 240.000 persone. Nel 2025 la rete comprendeva 11 Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), per una capienza ufficiale complessiva di 1.492 posti. A questi si aggiungevano i tre Centri di trattenimento per richiedenti asilo (CTRA) di Modica (Ragusa), Porto Empedocle (Agrigento) e Gjadër (Albania), per ulteriori 1.014 posti nominalmente disponibili. Il complesso di Gjadër, che comprende anche un CPR, segna una discontinuità nella geografia del sistema, introducendo per la prima volta una capacità italiana di detenzione amministrativa collocata al di fuori del territorio nazionale. Nel complesso, la capacità ufficiale del sistema raggiungeva quindi nel 2025 i 2.506 posti.
La disponibilità effettiva è tuttavia rimasta inferiore a quella nominale. Danneggiamenti, incendi, lavori di manutenzione e chiusure parziali hanno prodotto nel tempo una perdita ricorrente di capacità operativa. Nel 2025 risultavano effettivamente utilizzabili 1.897 posti, pari al 75,7% della capienza ufficiale: 883 nei CPR e 1.014 nei CTRA. Il divario tra capacità nominale ed effettiva si è quindi sensibilmente ridotto rispetto al 2024, quando i posti effettivamente disponibili erano 1.164 su 2.555 ufficiali, pari al 45,6%. Va tuttavia precisato che la capienza effettiva non coincide necessariamente con la capacità concretamente utilizzata. Il caso più evidente è quello del CTRA di Gjadër, al quale nel 2025 risultavano attribuiti 880 posti effettivamente disponibili, ma che nei dati amministrativi relativi agli ingressi risulta di fatto inutilizzato nel corso dell’anno.
Gran parte dei centri esistenti è collocata in aree extraurbane, nei pressi di aree militari o aeroportuali e all’interno di plessi già utilizzati come strutture penitenziarie o caserme. In altri casi, le strutture detentive sono inserite in complessi polifunzionali che ospitano anche hotspot o centri di prima accoglienza per richiedenti asilo. Si tratta in genere di luoghi scarsamente accessibili e lontani dallo sguardo della società civile, che negli ultimi anni sembrano assumere un carattere sempre più marcatamente extraterritoriale. Oltre al caso di Gjadër, anche i CTRA di Modica e Porto Empedocle sono infatti inseriti nelle cosiddette «zone di frontiera», nelle quali opera una particolare finzione giuridica funzionale soprattutto all’applicazione della procedura d’asilo alla frontiera nei confronti delle persone trattenute. Con la piena applicazione, dal 2026, del Patto europeo su migrazione e asilo, il ricorso a procedure di frontiera e alle relative strutture di trattenimento è destinato ad ampliarsi.
L’autorità responsabile per la gestione dei centri è la Prefettura UTG competente territorialmente, che affida la gestione e l’erogazione dei servizi alla persona al loro interno a aziende private o enti del terzo settore. Nel periodo 2018-2025, il costo complessivo per il sistema detentivo per stranieri è stato di oltre 217 milioni di euro, di cui il 53,5% spesi in costi di allestimento e manutenzione straordinaria delle strutture. Secondo le nostre elaborazioni, il costo medio annuo di un singolo centro nel periodo 2018-2025 è di oltre due milioni e 400mila euro, inclusi tutti i costi di manutenzione, mentre il costo medio annuo di un posto al suo interno è di oltre trentamila euro.
Ai costi materiali del sistema si aggiunge un costo umano difficilmente misurabile ma ampiamente documentato. Tra il 2024 e il 2026 almeno cinque persone sono morte mentre erano trattenute nei CPR. Accanto ai decessi, le fonti documentano in modo ricorrente tentativi di suicidio, atti di autolesionismo, scioperi della fame, proteste, incendi e danneggiamenti, spesso associati a disagio psichico, difficoltà di accesso alle cure, uso di psicofarmaci e condizioni materiali degradate. In alcuni centri la frequenza degli eventi critici assume dimensioni particolarmente rilevanti. Nel CPR di Gjadër il registro interno riporta 54 eventi nei primi 48 giorni di attività, tra cui 22 episodi di autolesionismo e 12 tentativi di suicidio; a Palazzo San Gervasio ne risultano 67 nei primi sette mesi del 2026; a Torino, tra aprile 2025 e marzo 2026, sono state effettuate 220 chiamate al 118 dal centro. A Gradisca d’Isonzo, cinque tentativi di suicidio sono stati registrati nell’arco di una sola settimana nel maggio 2026. Questi dati non consentono confronti sistematici tra i centri: le modalità di registrazione non sono uniformi e, in alcuni casi, le informazioni ufficialmente comunicate si sono rivelate incomplete rispetto ai registri interni successivamente acquisiti. Proprio questa frammentarietà rende difficile quantificare con precisione il fenomeno, ma non ne attenua la portata: sofferenza psichica, autolesionismo, problemi sanitari e conflitto emergono come dimensioni ricorrenti dell’esperienza del trattenimento.
il progetto Trattenuti
A cosa servono e quanto costano i centri di detenzione per stranieri?
Trattenuti è il nome con cui nel gergo burocratico vengono definite le persone che fanno ingresso in un centro di detenzione amministrativa per stranieri. Nate nel 1998 con la denominazione di Centri di permanenza temporanea e assistenza, tali strutture detentive sono state ufficialmente deputate a trattenere gli stranieri destinatari di un provvedimento di allontanamento in attesa della sua esecuzione. Oltre ad aver mutato svariate volte denominazione, nel corso degli anni le strutture detentive per stranieri hanno acquisito ulteriori funzioni. In particolare esse sono oggi utilizzate anche per il trattenimento di alcune specifiche categorie di richiedenti asilo.
Nato da una collaborazione tra ActionAid Italia e il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari, il progetto Trattenuti raccoglie dati e informazioni sul funzionamento e l’evoluzione del sistema detentivo per stranieri con l’obiettivo di gettare luce sull’efficacia e i costi materiali e umani di uno degli strumenti più controversi e meno trasparenti delle politiche migratorie italiane. Data la carenza di dati ufficiali, esso rappresenta la più ricca e accurata fonte di dati sui centri di detenzione per stranieri in Italia.
work in progress
Continueremo ad aggiornarvi
Tutti i dati pubblicati sulla piattaforma Trattenuti sono stati raccolti tramite richieste di accesso civico generalizzato indirizzate al Ministero dell’Interno, al Ministero della Difesa, alle Prefetture e alle Questure competenti per territorio. I dati quantitativi sui costi e il funzionamento dei centri di detenzione sono aggiornati al 31 dicembre 2025.